il Pensiero non e' un sasso, ma un onda, una duna
Nato come nacqui, senza vestiti
presto indossai gli abiti di scena
sino a far di stoffe cucite in fretta
il mio mondo, di sete e di velluti.
Ancora io ignoro se fu per indole
o per la mera mia sopravvivenza
che mossi in vece dei primi passi
scene da copione, a conquistare.
Recito spesso e non lo nascondo
con un segreto blu dentro il cuore
ed uno bianco fuoco, nella mente
sorridendo, se chiedi sia lo stesso.
Non ho età in queste notti
di lunghe parole dal profondo
in cui posso mostrar le ossa
mentre la mia carne brucia.
Immerso in nuova placenta
mi specchio in occhi accesi
di fuochi in mondo giovane
che sciolgono pesanti inverni.
Fuso nel mio crogiolo bevo
quella lava che mi solleva
da equazioni troppo perfette
per definire un essere umano.
E reclini il capo sul ceppo
mentre scivola il veleno
dalle labbra tue tristissime
e da occhi che cercano
questo me colpevole.
Non fu tua senza colpa
di vita vuota e trascurata
la responsabilità che, forbita
getti sulla scure mia
che vita non dona?
Ecco
alla lotta per essere
da tempo preferisti questo attimo
che sorridendo finalmente felice
dovresti accogliere
come vittoria nella sconfitta
o combattere
azzerando le lacrime di cenere
dissetandoti
al sale del tuo vivere sudata
solo per te.
A terra scomposto, nella sabbia
sotto un sole dominante
che secca il sangue sulle labbra
mi stacco dalla ragione.
Nessuna tristezza
come giocassi ancora
nell’accarezzare finalmente libero
i mille volti che ho tanto amato
affrancati dai perchè.
Ed è dolce sentire
il respiro delle pause, il senso
fra le note di una sinfonia di vita
che assaporo in un sorriso
ora
nell’istante che mi divide
dal non essere.
Neppure urlano più i gladiatori
lobotomizzati da pace imposta
e da trasfuse regolari pulsazioni
perfette, in nuovi organi cyborg.
Non si può più morire davvero
celebrando l'oblio con i sorrisi
ignorando che il cuore pompa
non sangue ma olio idraulico.
Fu necessario e quindi legittimo
questo cambiamento strutturale
e se pizzica lacrima di memoria
sia diluita in precisa negazione.
Sani e rassicuranti ora vagano
e spiegano, con attente parole
il gran vantaggio a poco prezzo
del non riconoscersi allo specchio.
Assieme alle tue note
timidamente prima
nel prendere contatto
suonano le mie
in una musica
che vibra d’istante
complice.
Leggere senza cercare
definitive composizioni
si sfiorano le menti
cercandosi senza imporsi
a creare l’incanto
in un noi temporaneo
di musica.
Profonde rughe di bassi
diluite in armonia giovane
trovano un senso
nell’essere guida docile
alle fresche mani tue
che mi accarezzano su tasti
bianchi e neri.
Attesa arriva la cantilena
privata d’ogni sinergia
come abitudinaria carezza
s’abbatte sul noi latente.
Educato rispondo distratto
concentrato, per vivere
sul non dilapidare energia
in tristi dispersioni.
Raccolgo preziosi istanti
scartando pesanti doppi
uscendo poi così piano
che a stento te ne accorgi.

Birth
( Salvador Dali )
Lentamente, schiudo i miei occhi
godendo appien del gusto di farlo
che tu finalmente scivolare possa
nell’accecar dei miei toni pastello.
Vedrai cassetti di lucchetto privati
dove ripiegate scopri le mie paure
e degli amori miei, i baci tremanti
sempre più vivi nel mio ritrovarmi.
Sorrido scaltro a tutti i miei difetti
e con loro scherzo sempre bonario
poichè son amici da non giudicare
e a cui tanto devo senza vergogna.
Sol nello stimarli come virtù siano
ne imparai l’uso, senza più ferirmi
d’assente inver vi è sol la codardia
pe’ la qual non provo niun rispetto.
La fresca acqua sul viso stamane
futuro donami attraverso passati
scolpiti remoti che risultan solidi
come chiari occhi nello specchio.
Ho sì tanta ragione accolta in me
da poter seguire gli impulsi vitali
così da sentire, mirabile conforto
l’albero mio dialogar con il vento.
Come di bambino gioco semplice
or preparo i caffè del mio esistere
e sereno offro l’aromatica miscela
ad infinite tazze di miele e respiri.
